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Le Temps del 23.8.2014

Un nuovo anno scolastico inizierà a breve e il meccanismo complesso della scuola ritornerà a funzionare a pieno regime.
La scuola essendo un’istituzione di importanza capitale per la società, noi, come cittadini, ci aspettiamo regolari adattamenti dei contenuti di base, coerenti con i tempi attuali, che permettano di costruire negli allievi competenze per meglio adattarsi.

Le tecnologie digitali, avendo modificato in questi anni molti ambiti lavorativi, sociali e comunicativi, dovrebbe perciò essere un nuovo contenuto proposto a scuola. Da anni infatti l’informatica cerca una sua collocazione all’interno della formazione scolastica. Negli anni ’80 fu oggetto di studio, cioè insegnata anche nella scuola obbligatoria soprattutto in contesti opzionali. Negli anni ’90 questi contenuti, centrati sul computer e la programmazione furono abbandonati, sostituiti dall’informatica integrata, cioè, dalle tecnologie usate come sussidio didattico e integrate nelle varie didattiche disciplinari.

L’uso degli strumenti digitali e la comprensione dei mass media sono invece spostati nel contesto della formazione generale, trasversale, vedi nuovi piani di studio. Questa è l’attuale tendenza dell’intersezione tra tecnologie digitali e formazione scolastica.

Tuttavia, oltre a questo tipo di integrazione e formazione – tutt’altro che generalizzato -, oggi si assiste al riemergere del discorso inerente all’informatica come oggetto di studio. Secondo questo pensiero, le tecnologie nella scuola non possono essere ridotte al solo uso funzionale – insegnare agli allievi come usare programmi e servizi -, oppure relegate a strumento didattico  – lavagne interattive multimediali, programmi didattici, piattaforme di studio, altre -, bensì dovrebbero diventare contenuti disciplinari a sé stanti. Secondo questa visione, gli allievi apprenderebbero come funziona il computer, come si programma, cosa esiste all’interno degli oggetti digitali e come essi interagiscono con gli umani e tra di loro.
In altre parole, la scuola dovendo formare cittadini forniti di cultura generale utile a portare uno sguardo critico sul mondo, non può esimersi dal trattare un tema che appare oggi centrale. Infatti, in questo mondo permeato di tecnologia digitale, il cittadino deve conoscerne concettualmente il funzionamento, andando oltre il solo uso funzionale. In analogia, come si insegna all’allievo a scrivere (grammatica, sintassi e vocabolario) anche se egli non sarà mai uno scrittore di professione, così si dovrebbe pure fare per la tecnologia digitale. Non solo utenti in grado di far funzionare strumenti tecnologici ma anche in grado di capirne il funzionamento generale, più che altro a livello concettuale. Ciò significa che, oltre a leggere, scrivere e a far di calcolo, la programmazione sembra essere una delle nuove competenze che in ambito di scuola obbligatoria dovrebbero essere costruite.

Tralasciamo per mancanza di spazio il contesto professionale ed economico – la ricerca di nuove figure con competenze informatiche indispensabili a coprire le necessità lavorative future del mercato svizzero, in netta crescita – che fornisce altri argomenti al discorso del ritorno dell’informatica come oggetto di studio.

Il dibattito è lanciato. Per meglio comprenderne la portata, ed entrare in argomento, consiglio due articoli (.pdf) de Le Temps del 23 agosto.

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