Marco Beltrametti

Marco Beltrametti

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Marco Beltrametti è esperto di tecnologie applicate alla formazione come formazione ed esperienza.
Coordina la formazione continua del DFA, rivolta a docenti ticinesi di ogni ordine scolastico.
Sostiene i giovani divergenti nelle loro creazioni culturali o tecnologiche.

Pagina Principale: http://www.mbeo.ch

Articoli di Marco Beltrametti

Un progetto tecnologico volante


L’opzione tecnologia inserita nella fascia opzionale di orientamento in IV media è un’opzione settimanale  della durata di due ore, per  gruppi di al massimo 12 allieve/i. In questa opzione le/gli allieve/i lavorano all’interno di più squadre col robot NXT della Lego, risolvendo compiti complessi, indagando, pianificando, programmando, per poi presentare il loro progetto a fine opzione.
Dopo un inizio di sperimentazione promettente, l’Ufficio d’Insegnamento Medio del canton Ticino (UIM) ha deciso di proporre questa offerta formativa alle sedi di SM che condividono questa visione di orientamento alla tecnologia. Per insegnare in questa opzione è necessario seguire un Certificato di Studi Avanzati (CAS) denominato Tecnologia e lavoro per progetti nella SM. Il CAS in questione, tenuto dal Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI è alla sua quarta ripetizione e i docenti preparati o in formazione sono oltre trenta. (altro…)

Giovani, robotica e pedagogia

Pubblicato sul numero di maggio della rivista Scuola ticinese un mini-dossier sul tema Giovani, robotica e pedagogia.

Temi trattati:

Perché orientare i giovani alla tecnologia
La robotica nella scuola obbligatoria?
Una didattica per progetti
L’associazione Robo-Si
Un torneo di passione robotica
Intervista a una docente dell’opzione tecnologica
Quali robot per attività formative ed educative?

 

 

Autori: Andrea Albertini, Marco Beltrametti, Sara Cataldi, Aurelio Crivelli e Pierre Ograbek

Scarica il pdf dell’articolo di Scuola ticinese.

La scuola deve cambiare | Perché e come – tecnologie e formazione

C’è un’opinione comune che pensa a un cambiamento come a un “aggiornamento”, soprattutto di tipo tecnologico. Non si possono non utilizzare le nuove tecnologie digitali che, dopo tutto, hanno a che fare con informazione e conoscenza, e cioè due capisaldi della scuola.

In questa visione il cambiamento è soprattutto un fatto tecnico-tecnologico: tablet, lavagne interattive, libri elettronici; con tutte le difficoltà che la loro introduzione comporta. Se così fosse, passati ormai quasi 15 anni dalle prime applicazioni di queste tecnologie in ambito scolastico, dovremmo vederne i risultati, o almeno una loro prospettiva. Ma questo non avviene, o avviene in misura ridicola rispetto a premesse e aspettative.

Il problema è che non si è capito che il cambiamento portato dalle nuove tecnologie digitali non è meramente tecnico-tecnologico: interagisce, invece, col processo cognitivo più centrale e cruciale all’ambito scolastico: l’apprendimento. Di più: lo rivoluziona e richiede quindi approcci e metodologie del fare scuola molto diversi da quelli conosciuti. (altro…)

E-education: un rilancio per l’integrazione delle ICT nella scuola?

strade e autostrade Il 14 maggio è stato presentato il rapporto del gruppo di lavoro e-education, voluto dal consigliere di Stato Manuele Bertoli. Dopo un anno di lavori il dossier è stato consegnato al committente e presentato in successione ai quadri, agli operatori scolastici. Dal 14 maggio presentato ai docenti e a tutte le persone interessate dal tema.

Quali sono i contenuti del rapporto elaborato da e-education?
In estrema sintesi, rimandando a una lettura approfondita del rapporto scaricabile da qui, si può affermare quanto segue. (altro…)

Perchè orientare i giovani alla tecnologia

Nel campo delle professioni tecnologiche è stato lanciato un grido d’allarme: nel giro di pochi anni, la Svizzera mancherà di addetti e specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Studi recenti mostrano, infatti, un bisogno crescente di giovani talentuosi o motivati. Secondo la Training Association Svizzera (ICTS), 32’000 posti rimarranno vacanti nelle varie professioni ICT nel 2017 in Svizzera. Questo settore rappresenta il 5% del prodotto interno lordo, tradotto in soldoni, oltre 25 miliardi di franchi.

Quando scoppiò la bolla Internet all’inizio del 2000, molti professionisti ICT persero il lavoro” dice Andreas Kaelin, presidente di ICTS “una grande insicurezza ha fatto capolino e il numero di giovani interessati a queste professioni è diminuito.” L’immagine della passione e professione solitaria pure non aiuta, dice Andreas Kaelin. “Il luogo comune vede un professionista seduto da solo in un piccolo ufficio, cercando di programmare qualcosa.” “L’industria è un elemento chiave per la competitività dell’economia svizzera in ambito ICT. Specialisti ICT sono indispensabili alle imprese per sviluppare soluzioni così da renderle più competitive.[1] (altro…)

A scuola col tablet

ipadÈ subito apparso evidente che il tablet – soprattutto grazie al capofila iPad della Apple – sarebbe stato prima o poi sperimentato in classe. Infatti, come ultima evoluzione del computer, anch’esso ha prerogative che lo rendono interessante come strumento didattico. Il largo uso da parte dei molti utenti incita al suo impiego anche a scuola: ci siamo!

Nelle sperimentazioni attivate in Europa (in Ticino una nel SMS – con gli studenti della SCC -, una nella SM – uso da parte dei soli docenti – e un’altra nelle biblioteche – implementazione di ebook-reader), si tende a mettere in evidenza lo strumento a scapito della didattica. Ricordiamo che lo strumento didattico ICT – il tablet fa parte di questo insieme – esorta al cambiamento del modo di fare scuola. Non fosse così, non ipotizzeremmo modifiche e innovazioni. Infatti, se la didattica non cambia, non avremo grandi modifiche nel processo di insegnamento/apprendimento in cui il fulcro è pur sempre il docente. Fare didattica in modo “tradizionale” con uno strumento digitale, non modifica perciò il modo di fare scuola e quindi ha poche ricadute innovative sul processo.

Il tablet non sarà quindi la panacea ma tuttavia propone cambiamenti nella didattica e stimola il discorso dell’integrazione delle ICT a scuola.

I versanti di questa integrazione sono due: tecnico e didattico. (altro…)

LIM come i computer: conta di più il software o l’hardware?

Le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) si stanno diffondendo anche nella scuola ticinese nei diversi settori. A macchia di leopardo, si installano nelle classi comunali e cantonali LIM di marche diverse, con software proprietari differenti, forniti dalle ditte che producono l’hardware. Risultato: un docente che cambiasse classe o scuola e si trovasse con una LIM diversa da quella usata con i suoi allievi sarebbe costretto a rivedere l’insieme didattico delle sue produzioni con risultati quasi sempre deludenti.
Queste difficoltà di passaggio da una LIM all’altra  si sono subito notate anche nel corso CAS3i (Informatica Integrata nell’insegnamento, organizzato dal servizio di formazione continua del DFA per docenti di scuola media, vedi) dove – all’interno delle attività formative del modulo 2 dedicate all’uso delle Lavagne Interattive Multimediali – si è costretti a giostrare tra LIM di marche diverse con problemi di scambio di itinerari didattici di cui avemmo volentieri fatto a meno.

Se poi constatiamo l’esistenza di tecnologia che offre alle scuole LIM senza lavagna (un videoproiettore che con un pennarello elettronico permette di usare muri come lavagne, vedi per esempio…), con software pure diversi, ci accorgiamo che si ritorna ai tempi della diatriba Mac-Windows, che per anni ha fatto da sfondo integratore all’integrazione delle ICT nella scuola. Questa non compatibilità dei dati inficia l’insegnamento.

Come superare questo problema? (altro…)

La robotica scolastica nella scuola obbligatoria svizzera è realtà

Bentornato!
Il blog precedente è stato migrato su nuovo server. Questo è il primo post redatto nel blog sostitutivo. I post e i commenti precedentemente scritti sono mantenuti.

Mentre da noi (scuola media, opzione tecnologia, fascia orientamento in IV) si sperimenta con successo come usare il robot per permettere agli allievi e alle allieve di costruire, programmare e soprattutto creare un loro progetto, da anni in altre scuole svizzere la robotica è ordinaria e apprezzata.

In questi momenti di robotica (atelier) si offre all’allievo di scuola obbligatoria  (sono attivi atelier di robotica  partire dalla III elementare) l’opportunità di di esprimersi attivando diverse forme d’intelligenza (motoria, creativa, logica, matematica, manuale,…). Ogni allievo si sente a proprio agio in uno degli ambiti d’attività che nell’atelier si sviluppano, seguendo progetti definiti dai protagonisti.

Il docente è un “coach”, aiuta e suggerisce, cercando di non dare soluzioni ai problemi che via via gli allievi incontrano e supportando come esperto il gruppo. Di regola si tratta di un lavoro di gruppo realizzato secondo una pedagogia per progetti.

I progetti degli allievi sono sempre ambiziosi. Devono essere portati a termine e ci si impegna fortemente per farlo. Non è il docente che suggerisce e propone. Sono gli allievi che creano. Il docente deve limitare e rendere coscienti gli allievi che esiste un tempo entro il quale il progetto andrà terminato.

Il referente teorico di questi atelier è il costruttivismo. In questo ambito si dimostra molto valido a livello pedagogico. Le discipline come ambiti di studio esistono ma unicamente poiché utili al progetto. Le riflessioni di logica, di matematica e di altre discipline servono se necessitano.

Insomma, gli atelier di robotica permettono la realizzazione di un’avventura pedagogica ed educativa. Questo  affermano docenti che da anni lavorano in questi atelier.

Un spunto per saperne di più sul tema ci è dato dalla pubblicazione Résonance no 7 di aprile 2012 (mensile della scuola vallesana) in cui è pubblicato un dossier sul tema: La robotique en classe.

 

Ripensare la scuola nell’era del tablet e del web?

Lo si è recentemente  letto sui quotidiani e nei siti di informazione online ticinesi (vedi): è stato istituito un gruppo di lavoro sul tema ICT e insegnamento. Tema  che concerne questo blog e che, a prima vista, parrebbe ricalcare quanto precedentemente portato a termine da altri gruppi di lavoro o commissioni istituite sullo stesso argomento negli ultimi 2 decenni. Questi gruppi hanno infatti prodotto rapporti interessanti ma le loro raccomandazioni sono sempre state disattese e mai applicate.
Allora, un altro gruppo sul tema ICT che farà la stessa fine? Vedremo!

Intanto si può dire che il gruppo è fortemente voluto dal consigliere di stato Manuele Bertoli che invita a “…capire in quale modo usare al meglio le potenzialità offerte dalle moderne tecnologie, con l’obiettivo finale di migliorare la qualità di vita di tutti, allievi e docenti.” Egli invita pure a lavorare “in particolare a due orizzonti primari molto pragmatici ma anche carichi di valore: togliere (in senso figurato e metaforico) peso dalle spalle delle nostre alunne e dei nostri alunni; aumentare le possibilità di un insegnamento differenziato che consenta a chi è più in difficoltà di tenere il passo e a chi ha maggiori facilità di spingersi in avanti.
Il consigliere di stato fa notare che un cambiamento – se ci sarà – ” necessita certamente di strumenti e di risorse (umane e finanziarie), ma anche di visioni e di strategie.

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Corso "Io e il mio robot 2012"

LocandinaIoEilMioRobot2012L’integrazione dell’informatica nell’insegnamento non è da confondere con l’informatica come oggetto di studio.

Nel primo caso, per integrazione dell’informatica nella scuola si intende, in sintesi, l’impiegare strumenti ICT come supporti didattici sia per il docente (programmazione e lezione) sia per l’allievo/studente (affiancandosi a tradizionali strumenti didattici o al docente).
Nel secondo caso si parla di informatica come oggetto di studio quando si entra nell’ambito della costruzione e programmazione di strumenti ICT di solito opachi come funzionamento. Si tratta cioè di lavorare su oggetti tecnologici cercando di portare a termine progetti creativi in modo singolo o in gruppo. Questo va nel senso soprattutto di orientare i/le giovani verso professioni tecnologiche (meccaniche, informatiche).
Per questo scopo l’associazione Robo-Si  che già ha organizzato il torneo robotico nello scorso novembre al DFA di Locarno offre un corso per giovani tra i 10 e i 15 anni, corso utile a perseguire lo scopo definito poc’anzi, nel tempo libero.

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