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migrateQuesto blog, ultimamente alquanto dormiente, si trasferisce su altri blog e siti.

Una parte degli argomenti sviluppati in questo sito continuerà sul blog del progetto PReSO (Progetto Robotica e Scuola Elementare). Lo scopo di PReSO è di introdurre i bambini al “pensare informatico” cioè, in sintesi, motivarli/orientarli alla tecnologia in generale grazie ad approcci soprattutto ludici con strumenti didattico-digitali di vario genere, integrandosi trasversalmente alle discipline scolastiche.

Un’altra parte di temi verrà trattata sul sito del CERDD (Centro di risorse didattiche e digitali) che ha tra i suoi scopi il dare impulso all’adozione delle tecnologie nella formazione scolastica avnedo come missione il diventare centro di competenza per i settori scolastici ticinesi. Nel CERDD l’autore di questo blog si occuperà dell’integrazione delle tecnologie nell’insegnamento, con particolare riferimento ai settori di scuola obbligatoria.

Per continuare a seguire il tema delle tecnologie nella formazione si invitano i lettori a seguire:

Blog di PReSO | Sito del CERDD | Twitter dell’autore

Nativi digitali | Mito o realtà?

Nell’ambito del  corso “Integrazione delle ICT nella SM” inserito nel piano studi del Master of Arts SUPSI in Insegnamento nella scuola media 2010/2011, è stato chiesto ai partecipanti di redigere riflessioni tematiche sotto forma di blog. Il post che segue è uno tra quelli ritenuti meritevoli di pubblicazione.
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Se ne parla spesso: una intera generazione di giovani, cresciuti in un mondo invaso dalla tecnologia, con elevate abilità tecnologiche, sempre più richieste dal mondo del lavoro e degli studi superiori. Questa visione mi sembra un po’ troppo semplicistica, per una serie di ragioni:

1. le competenze in fatto di nuove tecnologie non si esauriscono nell’uso del cellulare, dell’MP3, e nella dimestichezza con periferiche e servizi informatici come Twitter o Wikipedia. In altre competenze, pur imprescindibili per studiare e lavorare oggi (come salvare i file, creare una cartella, formattare un testo, etc.),  i giovani oggi rimangono pressoché analfabeti.

    2. il reale uso delle tecnologie da parte dei ragazzi è ancora molto tradizionale, e  spesso si limita alla navigazione in internet e all’uso delle e-mail;
    3. vi sono ancora sensibili differenze fra i giovani quanto ad abilità in fatto di ICT, dovute a una serie di fattori come il retroterra socio-economico, culturale e le predisposizioni individuali.

      Ritengo allora che la scuola possa ancora giocare un ruolo importante nella formazione digitale e tecnologica dei giovani, indirizzandoli ad un uso consapevole delle ICT e aiutandoli a costruire una reale competenza digitale.

      Per  un po’ di storia, di dati e informazioni sui nativi digitali, vedi video di current TV

      Autrice: Egle Grandolfo

      "Corsi del CAS": nuova tipologia di corsi di formazione continua

      Hand drawing empty diagramCAS  (Certificate of Advanced Studies) è un titolo universitario di formazione continua,  rilasciato da scuole terziarie (tra cui il DFA della SUPSI). Il CAS certifica il docente che lo ha conseguito di aver terminato una formazione importante utile a sviluppare competenze professionali avanzate in un dato ambito.

      L’offerta dei CAS  è quantificata in ECTS. L’ECTS è un’unità di misura di tempo del volume di lavoro dello studente – nel nostro caso il docente in formazione -, applicata nel processo di Bologna per favorire la mobilità e il riconoscimento di titoli di studio. L’adozione degli ECTS nella formazione continua implica un cambiamento radicale di paradigma: la formazione continua seguita da un docente non è più misurata in ore di lezione seguite, ma in ore di lavoro globali prestate dal docente per la sua formazione, comprensive quindi di ore di progettazione e di realizzazione di attività in classe, studio e lettura individuali, redazione di lavori e dossier, ecc. Un credito ECTS corrisponde a circa 30 ore di lavoro. Un CAS permette di conseguire almeno 10 ECTS.
      L’adozione degli ECTS è un’occasione per valorizzare il lavoro che il docente svolge nella sua classe nell’ottica (anche) della sua formazione personale. Di regola, delle ore calcolate in ECTS di un corso di formazione continua, solo il 20-30% consiste in ore di lezione teoriche e laboratoriali. Il resto è comprensivo di attività propedeutiche alla progettazione/condivisione, di ore d’attività di preparazione e di ore di esecuzione di lezioni, in aula.

      In sintesi, la certificazione dei CAS viene conseguita tramite:
      1.    la presenza ai momenti di formazione teorici;
      2.    la partecipazione ai momenti laboratoriali;
      3.    la trasposizione di quanto progettato durante i laboratori;
      4.    una documentazione contenente uno o più itinerari didattici da presentare e discutere a livello laboratoriale.

      Nell’ambito della formazione all’intersezione tra le ICT, la formazione e l’apprendimento, la tipologia corsi CAS è apprezzata in quanto permette al docente in carica di seguire formazioni necessarie che accrescono le sue competenze senza per questo diminuire la percentuale del suo lavoro. Per l’ambito di cui è questione nel blog, una possibilità interessante  per formare i/le docenti all’integrazione delle ICT.

      Nuova professione, vecchie ICT

      keyboardA partire dal I settembre 2010, l’autore di questo blog cambia professione.
      Nella nuova professione, pur comprendendo ancora attività di formazione con e per le ICT, il suo nuovo compito esula da quanto finora espletato, cioè la formazione dei formatori con interventi negli ambiti situati tra l’apprendere, la formazione e le ICT.

      Il blog non vien tuttavia chiuso, aspettando che un/a altro/a formatore-ricercatore/rice sostituisca l’autore con lo scopo di proporre argomenti sotto forma di “post”, all’intersezione tra ICT, formazione e apprendimento, con tematiche presentate dai punti di vista dei vari attori scolastici (docenti, allievi, esperti, amministratori, genitori), aprendo riflessioni e discussioni da riprendere e sviluppare in ambito formativo.

      Auguro a tutti un buon inizio di anno scolastico o accademico.

      Twitter nella didattica

      twitter_logo_headerDa alcuni mesi uso Twitter.
      Da quando l’ho conosciuto mi è apparso come canale di comunicazione interessante, con potenzialità varie, applicabili anche nella didattica.
      Utilizzandolo in modo sperimentale, a 360 gradi, mi accorgo che questa giudizio  intuitivo era pertinente. Apprezzo sempre più questo servizio che è diventato uno dei miei canali informativi preferiti.

      Seguendo un corso in rete della GaramondInsegnare e apprendere con i Social Network” ho appurato che, nei cfti di Twitter, le mie aspettative d’impiego a livello didattico sono condivise.
      Di seguito riassumo i potenziali impieghi nella didattica (tratto Twitter for Academia, tradotto da Caterina Policaro, mia tutor online sul tema):

      • comunità di classe:Una volta che gli studenti hanno cominciato a twittare, hanno sviluppato un senso dell’altro come persona al di là del ristretto spazio temporalmente condiviso della classe, dell’aula,…
      • Il senso del mondo che ci circonda: “Alcuni studenti guardano spesso e volentieri la  Public Timeline di Twitter che è la pagina dove vengono postati tutti i messaggi pubblici che passano su Twitter. Il tasso di rumore di fondo qui è altissimo, ma ci dà il senso della varietà delle persone e della gente di tutto il mondo...”
      • Tenere traccia di un termine, di una parola, di una conferenza: “Attraverso Twitter è possibile tenere traccia/ “track” parole e termini sottoscrivendo poi il feed a tutti i post contenenti quella determinata parola…”
      • Feedback istantaneo: “Twitter è sempre connesso, e ti invia i messaggi anche sul telefonino, è quindi ottimo per ricevere feedback immediato…”
      • Seguire un esperto: “Gli Studenti possono seguire altre persone su Twitter, che trattano argomenti di loro interesse…” Questa possibilità è molto apprezzata e sfruttata da chi scrive.
      • Grammatica e scrittura basata su regole: ” È sorprendente come Twitter possa essere ottimo come ausilio per insegnare la grammatica. Perché? la forma breve che costringe ad utilizzare regole grammaticali abbreviate e/o ad abusare della grammatica piegandola nei 140 caratteri disponibili…”
      • Massimizzazione del momento didattico: “È spesso difficile insegnare in determinati contesti limitati spazialmente e temporalmente, Twitter ti permette di farlo al di là dei limiti spazio/temporali della lezione.”

      Quindi, se non avete ancora un account Twitter, pensateci. Evidentemente, una volta aperto un account su Twitter, ci si deve applicare, provare, approfondire. Gli apprezzamenti e le intersezioni private e didattiche arriveranno, conseguenti.

      Dimenticavo: il mio account su twitter http://www.twitter.com/mbeo | quello della SUPSI-DFA

      La lotta alla condivisione

      In un precedente post discutevo di scaricamento di files protetti dal copyright (musica, video, videogiochi, programmi informatici) tramite il protocollo peer-to-peer. A un anno di distanza, riprendo il discorso, aggiornandolo in modo sintetico. L’attività ci interessa poiché praticata da adolescenti, non coscienti della legislazione (discorso educativo legato all'”etica delle ICT“).

      L’IFPI, sezione svizzera, è ormai censita “annusare” chi mette a disposizione files protetti dal copyright, divenendo di fatto un corpo di polizia privata di internet. Essa lavora per le major. Una ditta (Logistep, di Zugo) ha tracciato la strada, rendendo possibili queste pratiche di ricerca/denuncia che si svolgono in un ambito giuridico non ancora definito e quindi tollerate.
      Scoperti, gli autori della messa a disposizione dei files si vedono costretti a siglare accordi bonali. Se non accettano, vengono denunciati. La denuncia tuttavia non sempre porta a una condanna, essendo i giudici cantonali non ancora allineati su una prassi comune.

      Come citato ne LeTemps del 28 luglio 2009, gli internauti che mettono a disposizione files protetti da copyright  si vedono chiedere 1’450 fr  per le spese di giustizia, 3 fr per file reso disponibile, 250 fr per i fornitori di accesso all’internet più da 2 a 3’000 fr per eventuali ricerche di approfondimento. Di regola più del 80% dei casi denunciati vengono chiusi a favore della ditta “annusatrice”.

      In altre nazioni occidentali ci si muove con l’adozione di leggi che permettono di negare l’accesso casalingo ai recidivi o di bloccare/multare i provider che tollerano chi condivide files protetti da copyright.

      Da questo sistema di scaricamento di files attualmente in discussione, si evincono due temi: il primo attiene alla libertà d’accesso e di condivisione di internet (sempre più ristretto), il secondo all’obsolescenza del copyright (concetto in discussione, vedi Creative Commons).

      beccato

      I flussi RSS: cosa sono e perché sono utili

      rssIl simbolo RSS (e il sistema associato) è diffuso da più di 2 anni sulle pagine web, invitando gli internauti a utilizzarne il servizio. Dalla mia esperienza non lo vedo però molto diffuso come sistema di recupero di informazioni pertinenti ai propri ambiti di riferimento. I Geek e diversi nativi digitali  conoscono i flussi RSS e li usano, apprezzandoli. I formatori e gli studenti del nostro Istituto, non necessariamente li conoscono e li usano poco.
      Vediamo perciò da dare alcune minime informazioni che possano rendere più sicuri gli utenti sia sulla comprensione del sistema, sia sul suo impiego.

      Cos’è un flusso RSS?
      RSS significa “Really Simple Syndacation”: una famiglia di linguaggi informatici usati dagli editori di siti web per notificare le modifiche delle loro pagine o informazioni, creando dei flussi informativi a cui ci si può abbonare. Come per le newsletters ma molto più performanti. In altre parole, i flussi RSS permettono di ricevere le informazioni sugli argomenti interessanti in modo automatico senza doversi recare sui siti web. Di regola, si riceve il titolo dell’ultimo articolo o post; se si volesse leggere il testo integrale, con un clic si apre il contenuto o si visita il sito originale.

      Come leggere i flussi RSS?
      Ci sono tre modi di farlo. Il primo consiste nell’attivare l’icona RSS nella barra degli indirizzi del nostro browser, dicendo che ci si vuole abbonare: il seguito dell’operazione dipende dal browser usato.
      Il secondo modo consiste nell’usare un lettore on-line. Per esempio, iGooglereader, MyYahoo, Netvibes o rss.ch. Il vantaggio di quest’ultimi – che consiglio per rapporto al primo e al terzo modo – risiede nella totale parametrizzazione di come mostrare i flussi e nel poterli consultare da qualsiasi computer in rete.
      Il terzo sistema consiste nell’usare un programma costruito per gestire i flussi, come Alert Info o RSbandit.

      Coraggio, utenti di siti web non nativi digitali, provate! Magari partendo dal sito dell‘ASP – ricorrendo o all’icona RSS in alto a destra o a quella presente nella barra degli indirizzi – o da questo blog, cercando le possibilità di abbonarsi. Poi, una volta compreso il sistema, generalizzatelo e vedrete che ne apprezzerete i vantaggi, indipendentemente dal modo scelto.

      Facebook come paradigma dei pericoli insiti nelle reti sociali

      Nel suo ultimo rapporto (vedi) , l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) si è chinato anche sui pericoli delle reti sociali.

      Come ebbi a dire in un precedente post su facebook (contro facebook), la tendenza dei giovani è all’impiego massiccio ma anche superficiale di queste piattaforme, sottovalutandone i rischi nel campo della protezione dei dati personali.
      Nel rapporto citato ci si sofferma “… sui pericoli insiti delle reti di contatti sociali, che vanno molto di moda. Chi rivela in Internet molte informazioni personali si ritrova in innumerevoli raccolte di dati (anche private) e perde il controllo sui propri dati personali. I gestori di siti di questo genere possono combinare questi dati personali con metadati e redigere profili della personalità esaustivi e lucrosi.”
      L’IFPDT offre consigli a utenti, fornitori e autorità sull’impiego conforme alla protezione dei dati di questi servizi . In particolare dedica una sezione a questo tema delle reti sociali.

      Come Istituto terziario ci confrontiamo quotidianamente sul tema. Le/i nostre/i studentesse/i sono utenti regolari di reti sociali, in particolare di facebook. Esse/i amano queste piattaforme, le difendono (vedi inchieste interna) e ne sottovalutano i pericoli.
      Si impone un’informazione pertinente all’interno dei moduli inerenti i media e le ICT ma non solo. Ne riparleremo…

      facebook

      Formazione dei cittadini all'uso consapevole dei servizi internet

      youguideInvogliare i cittadini dell’Europa unita a usare i servizi dell’internet per acquistare (e-commerce), condividere (social-network), commerciare (e-banking) e comunicare in modo sicuro e concettualmente comprensibile è un obiettivo importante.
      Per raggiungerlo si devono informare e formare i cittadini che, in maggioranza, sono poco sicuri in queste operazioni on-line, sono restii a usare le carte di credito o diffondono in modo poco pertinente i loro dati personali sensibili.
      L’ignoranza del sistema, una sua mancata concettualizzazione e l’insicurezza funzionale sono freni alla diffusione e alla generalizzazione dei servizi internet e quindi all’emancipazione.

      Per invertire il senso d’insicurezza, l’EU – tramite la commissione appositamente preposta – ha messo in rete informazioni e consigli utili. Questi sono disponibili a partire you-guide (in 4 lingue).
      I consigli sono molti – alcuni maliziosi -, utili a proteggersi dallo SPAM, a rendere riservati i propri dati personali, a incastrare i commercianti non corretti, a concettualizzare i servizi e altro ancora: una buona informazione. Da leggere, consultare e diffondere.

      "Formae mentis" informatica: una sfida per la scuola

      scratchSul sito “informatica08” molte le opportunità utili per avvicinare i giovani al mondo tecnologico che li aspetta.
      Dopo avere presentato le opportunità date dall’uso dei robot nella formazione (vedi post), ecco un estratto di un altro “artefatto cognitivo” interessante e integrabile in un contesto all’intersezione tra formazione, tecnologia e scuola: Scratch.

      Dal sito Informatica08:
      I giovani che devono decidere quale formazione intraprendere sono per principio degli utenti IT che dispongono di particolare talento, ma che non si interessano necessariamente di programmazione e informatica. Con Scratch Trail ” si può attivare questo talento.
      Scratch è il mezzo ideale per avvicinare i giovani all’informatica, senza dar loro l’impressione che si stanno occupando di programmazione. Il contatto con il gruppo target avviene all’interno e all’esterno della scuola.
      Proviamolo e vediamone le possibilità… Scarica Scratch

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