Istituzionale

Il pensiero informatico

cervelloNei nuovi piani di studio della scuola ticinese la tecnologia è riconosciuta come meritevole di attenzione e quindi da proporre a scuola nell’ambito della formazione generale, già a partire dal settore primario.
Da una parte si indicano quali sono gli ambiti che appartengono a questa tematica ma dall’altra si devono ancora affinare le indicazioni su cosa insegnare, come e quando nei vari livelli scolastici. La discussione è iniziata e dei temi emergono, così come delle indicazioni su chi se ne dovrà assumere l’onere di approfondimento.

Tuttavia, se guardiamo ai temi da proporre nella formazione tecnologica con gli allievi, vediamo che essi sono generici e con pochi spunti operativi. “Sviluppare nell’allievo un senso critico, etico ed estetico nei confronti delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione” è il referente citato nel capitolo dei nuovi piani di studio inerente a questo tema. Tra le indicazioni operative che si propongono troviamo elementi pertinenti all’ambito tecnologico quali la produzione di messaggi con mezzi tecnologici, l’educazione ai mass-media, l’alfabetizzazione informatica e l’uso consapevole dei social media. Manca un riferimento al “pensiero informatico” o all’”informatica come oggetto di studio” che oggigiorno è sempre più sottolineato come competenza importante da costruire negli allievi entro la fine della scuola obbligatoria.

Cosa sia e cosa propone questo ambito tecnologico lo vedremo successivamente. L’importante qui è sottolineare  che questo tema dovrebbe essere inserito nei nuovi piani di studio – sotto formazione generale> tecnologie – affinché questi non diventino già superati – almeno per quanto attiene all’ambito tecnologico – a breve termine.

Vedremo nei post seguenti gli approfondimenti sul tema tecnologia e pensiero informatico da vari punti di vista.

La robotica a scuola elementare?

Uno dei tanti sussidi didattici digitali impiegabili nel progetto sotto esposto.

Legittimamente si potrebbe reagire in modo scomposto al tentativo di inserire la robotica a scuola elementare e, addirittura, a scuola dell’infanzia.

Tranquilli! Non si tratta infatti di aggiungere una nuova disciplina, tecnologica, per ossequiare la moda recente di portare la programmazione a scuola obbligatoria.  Si tratta di sperimentare, adeguato ai tempi, quanto preconizzava quarant’anni or sono Seymour Papert: l’informatica non è una cultura in sé, ma può servire ad aprire la via a prospettive culturali e filosofiche molto diverse, per esempio considerare un robot come un espediente per insegnare elementi del curriculo tradizionale quali le nozioni di angolo, di forma oppure i sistemi di coordinate e altro ancora.

Si potrebbe anche dare risalto al cosiddetto ambito MINT (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia) verso il quale a livello federale si raccomanda di orientare i nostri allievi entro la fine della scuola obbligatoria.

Oppure, potrebbe essere una ricerca grazie alla quale conoscere le convinzioni dei docenti e degli allievi in merito alla tecnologia e all’uso di strumenti tecnologici nel tempo libero e a scuola.

Siccome proporre una tale iniziativa complessa alla scuola dell’infanzia o elementare poteva sembrare poco idoneo, chi scrive ha inoltrato presso l’accademia svizzera delle scienze (vedi Programma di promozione «MINT Suisse») l’idea di proporre nel I e II ciclo scolastico ticinese attività di apprendimento con oggetti tecnologici secondo modalità didattiche basate su lavori per progetto. Questo progetto all’intesezione tra ricerca e ricerca-azione-  Progetto robotica a scuola obbligatoria (PRSO) – è stato selezionato come meritevole di approfondimento e sponsorizzato a livello federale. Quindi, consci che proporre la robotica a scuola e nel tempo libero a bambini e bambine tra i 5 e 10 anni è ritenuto interessante, dallo stadio di idea ora si può passare a quello di progetto ed entrare nel merito della formulazione della parte pratica, di quella formativa e della ricerca.

Informazioni sul progetto PRSO seguiranno…

Giovani, competenze, tecnologie e mondi futuri (ma non troppo)

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10competenze

Thierry Karsenti, titolare della cattedra di ricerca sulle tecnologie in educazione (Canada) ha ottimamente riassunto le 10 competenze da costruire nei i giovani nel campo citato nel titolo. La scuola non può esimersi dall’interrogarsi come fare.

Con le tecnologie essere capaci di:

1. comunicare efficacemente

2. presentare efficacemente l’informazione

3. risolvere problemi

4. avere spirito critico

5. creare una propria immagine pubblica adeguata

6. cercare l’informazione in modo pertinente

7. organizzare le informazioni

8. collaborare efficacemente

9. leggere in modo adeguato

10. lavorare con immagine, suono e video

Clic sull’immagine per il riassunto originale in .pdf

Il ritorno dell’informatica come materia di studio nella scuola?

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Le Temps del 23.8.2014

Un nuovo anno scolastico inizierà a breve e il meccanismo complesso della scuola ritornerà a funzionare a pieno regime.
La scuola essendo un’istituzione di importanza capitale per la società, noi, come cittadini, ci aspettiamo regolari adattamenti dei contenuti di base, coerenti con i tempi attuali, che permettano di costruire negli allievi competenze per meglio adattarsi.

Le tecnologie digitali, avendo modificato in questi anni molti ambiti lavorativi, sociali e comunicativi, dovrebbe perciò essere un nuovo contenuto proposto a scuola. Da anni infatti l’informatica cerca una sua collocazione all’interno della formazione scolastica. Negli anni ’80 fu oggetto di studio, cioè insegnata anche nella scuola obbligatoria soprattutto in contesti opzionali. Negli anni ’90 questi contenuti, centrati sul computer e la programmazione furono abbandonati, sostituiti dall’informatica integrata, cioè, dalle tecnologie usate come sussidio didattico e integrate nelle varie didattiche disciplinari.

L’uso degli strumenti digitali e la comprensione dei mass media sono invece spostati nel contesto della formazione generale, trasversale, vedi nuovi piani di studio. Questa è l’attuale tendenza dell’intersezione tra tecnologie digitali e formazione scolastica. (altro…)

Dalle ICT alla scuola digitale: terminologia

OK keysLe ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) si presentano in forme diverse in ambiti molteplici e in modo pervasivo. Tuttavia, emerge la necessità di definirle con termini maggiormente calzanti, soprattutto nell’ambito della formazione, così da meglio esplicitare a cosa ci si riferisce. Chiarire dunque il vocabolario. Questo blog porta il nome di ICT tra formazione e aggiornamento. A breve, esso cambierà nome, corollariamente a quanto sotto descritto.

Nuovi acronimi sono via via emersi a designare attività che riguardano il computer : ICT , TIC , NICT, altre. La parola “elettronico” è ancora usata in “posta elettronica”, “commercio elettronico”, ecc. Invece, la parola ” digitale” è chiaramente in sintonia con i tempi, vincendo in un numero crescente di settori. Si propongono quindi le seguenti definizioni.

La parola “computer” designa specificamente la scienza e la tecnologia di elaborazione delle informazioni e, per estensione, l’industria direttamente dedicata a questi soggetti. ICT comprende l’ambito e per esso, globale, va utilizzata. (altro…)

E-education: un rilancio per l’integrazione delle ICT nella scuola?

strade e autostrade Il 14 maggio è stato presentato il rapporto del gruppo di lavoro e-education, voluto dal consigliere di Stato Manuele Bertoli. Dopo un anno di lavori il dossier è stato consegnato al committente e presentato in successione ai quadri, agli operatori scolastici. Dal 14 maggio presentato ai docenti e a tutte le persone interessate dal tema.

Quali sono i contenuti del rapporto elaborato da e-education?
In estrema sintesi, rimandando a una lettura approfondita del rapporto scaricabile da qui, si può affermare quanto segue. (altro…)

A scuola col tablet

ipadÈ subito apparso evidente che il tablet – soprattutto grazie al capofila iPad della Apple – sarebbe stato prima o poi sperimentato in classe. Infatti, come ultima evoluzione del computer, anch’esso ha prerogative che lo rendono interessante come strumento didattico. Il largo uso da parte dei molti utenti incita al suo impiego anche a scuola: ci siamo!

Nelle sperimentazioni attivate in Europa (in Ticino una nel SMS – con gli studenti della SCC -, una nella SM – uso da parte dei soli docenti – e un’altra nelle biblioteche – implementazione di ebook-reader), si tende a mettere in evidenza lo strumento a scapito della didattica. Ricordiamo che lo strumento didattico ICT – il tablet fa parte di questo insieme – esorta al cambiamento del modo di fare scuola. Non fosse così, non ipotizzeremmo modifiche e innovazioni. Infatti, se la didattica non cambia, non avremo grandi modifiche nel processo di insegnamento/apprendimento in cui il fulcro è pur sempre il docente. Fare didattica in modo “tradizionale” con uno strumento digitale, non modifica perciò il modo di fare scuola e quindi ha poche ricadute innovative sul processo.

Il tablet non sarà quindi la panacea ma tuttavia propone cambiamenti nella didattica e stimola il discorso dell’integrazione delle ICT a scuola.

I versanti di questa integrazione sono due: tecnico e didattico. (altro…)

Ripensare la scuola nell’era del tablet e del web?

Lo si è recentemente  letto sui quotidiani e nei siti di informazione online ticinesi (vedi): è stato istituito un gruppo di lavoro sul tema ICT e insegnamento. Tema  che concerne questo blog e che, a prima vista, parrebbe ricalcare quanto precedentemente portato a termine da altri gruppi di lavoro o commissioni istituite sullo stesso argomento negli ultimi 2 decenni. Questi gruppi hanno infatti prodotto rapporti interessanti ma le loro raccomandazioni sono sempre state disattese e mai applicate.
Allora, un altro gruppo sul tema ICT che farà la stessa fine? Vedremo!

Intanto si può dire che il gruppo è fortemente voluto dal consigliere di stato Manuele Bertoli che invita a “…capire in quale modo usare al meglio le potenzialità offerte dalle moderne tecnologie, con l’obiettivo finale di migliorare la qualità di vita di tutti, allievi e docenti.” Egli invita pure a lavorare “in particolare a due orizzonti primari molto pragmatici ma anche carichi di valore: togliere (in senso figurato e metaforico) peso dalle spalle delle nostre alunne e dei nostri alunni; aumentare le possibilità di un insegnamento differenziato che consenta a chi è più in difficoltà di tenere il passo e a chi ha maggiori facilità di spingersi in avanti.
Il consigliere di stato fa notare che un cambiamento – se ci sarà – ” necessita certamente di strumenti e di risorse (umane e finanziarie), ma anche di visioni e di strategie.

(altro…)

CAS per l'integrazione delle ICT nella Scuola media

modello_ICTIn questi due ultimi decenni si è evidenziato che dotare la scuola di apparecchiature informatiche per sostenere le tradizionali attività didattiche, non porta necessariamente a una loro effettiva integrazione. Questa integrazione deve passare attraverso la modifica del modo di insegnare, modifica che tocca l’ambiente di apprendimento e la didattica.
Un modello teorico interessante d’integrazione è proposto da Simon Hooper e Lloyd P. Rieber del College of Education Universitv of Minnesota e del Department of Instructional Technology – University of Georgia (vedi)

Questo modello propone di andare oltre l’integrazione delle ICT nelle attività del docente, ri-orientandone la pratica didattica. Per permettere questo riorientamento si dovrà necessariamente attivarsi con corsi di formazione continua che sappiano dare supporto alla pratica.

Ecco allora che i CAS (vedi post precedente) possono aiutare in modo pertinente questa crescita. In questi giorni si sta presentando agli addetti ai lavori (direzioni, sedi, docenti di SM) un’opportunità formativa che va in questo senso. Si tratta di un CAS denominato 3i (Informatica Integrata nell’Insegnamento). Questo CAS nasce dall’esigenza dell’Ufficio d’insegnamento medio di preparare docenti di scuola media del canton Ticino a meglio integrare le tecnologie informatiche e multimediali (ICT) nel loro insegnamento, indipendentemente dalla didattica disciplinare insegnata. Il CAS 3i, offerto e coordinato dal DFA, ha una durata di 4 semestri e corrisponde a 10 ECTS. Sarò più esaustivo sul CAS 3i in un successivo post.

Per informazioni di dettaglio, scaricare una presentazione del CAS3i (.pdf)

"Corsi del CAS": nuova tipologia di corsi di formazione continua

Hand drawing empty diagramCAS  (Certificate of Advanced Studies) è un titolo universitario di formazione continua,  rilasciato da scuole terziarie (tra cui il DFA della SUPSI). Il CAS certifica il docente che lo ha conseguito di aver terminato una formazione importante utile a sviluppare competenze professionali avanzate in un dato ambito.

L’offerta dei CAS  è quantificata in ECTS. L’ECTS è un’unità di misura di tempo del volume di lavoro dello studente – nel nostro caso il docente in formazione -, applicata nel processo di Bologna per favorire la mobilità e il riconoscimento di titoli di studio. L’adozione degli ECTS nella formazione continua implica un cambiamento radicale di paradigma: la formazione continua seguita da un docente non è più misurata in ore di lezione seguite, ma in ore di lavoro globali prestate dal docente per la sua formazione, comprensive quindi di ore di progettazione e di realizzazione di attività in classe, studio e lettura individuali, redazione di lavori e dossier, ecc. Un credito ECTS corrisponde a circa 30 ore di lavoro. Un CAS permette di conseguire almeno 10 ECTS.
L’adozione degli ECTS è un’occasione per valorizzare il lavoro che il docente svolge nella sua classe nell’ottica (anche) della sua formazione personale. Di regola, delle ore calcolate in ECTS di un corso di formazione continua, solo il 20-30% consiste in ore di lezione teoriche e laboratoriali. Il resto è comprensivo di attività propedeutiche alla progettazione/condivisione, di ore d’attività di preparazione e di ore di esecuzione di lezioni, in aula.

In sintesi, la certificazione dei CAS viene conseguita tramite:
1.    la presenza ai momenti di formazione teorici;
2.    la partecipazione ai momenti laboratoriali;
3.    la trasposizione di quanto progettato durante i laboratori;
4.    una documentazione contenente uno o più itinerari didattici da presentare e discutere a livello laboratoriale.

Nell’ambito della formazione all’intersezione tra le ICT, la formazione e l’apprendimento, la tipologia corsi CAS è apprezzata in quanto permette al docente in carica di seguire formazioni necessarie che accrescono le sue competenze senza per questo diminuire la percentuale del suo lavoro. Per l’ambito di cui è questione nel blog, una possibilità interessante  per formare i/le docenti all’integrazione delle ICT.

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