Articoli con tag scuola

Tecnologia, robotica e scuola obbligatoria

Iniziato ufficialmente il progetto PReSO (Progetto Robotica e Scuola Obbligatoria) che gode di sussidi federali (Accademie federali delle scienze) e cantonali (SUPSI- DFA) e intende orientare i giovani in età scuola dell’obbligo verso le tecnologie con riferimento all’ambito MINT (matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia).

Lo scopo di PReSO è di introdurre i bambini al “pensare informatico” cioè, in sintesi, motivarli/orientarli all’informatica in particolare e alla tecnologia in generale attraverso approcci soprattutto ludici con strumenti didattico-digitali di vario genere, integrandosi trasversalmente alle discipline scolastiche.

PReSO è una ricerca-azione che durerà due anni scolastici (2015/16 e 2016/17) e intende proporre itinerari con sussidi didattici tecnologici nella scuola dell’infanzia ed elementare e nel tempo libero, seguendo un concetto già implementato con successo nella scuola media (vedi robo-si). I docenti partecipanti, a cui non sono richieste conoscenze specifiche nel campo dell’informatica o della tecnologia, verranno formati e accompagnati dal team di ricerca.

Gli strumenti tecnologici usati (robot e altri sussidi didattico-digitali) sono da adattare al target e  saranno oggetto di studio pedagogico e ingegneristico.

Un esempio di robot utilizzabile nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di scuola elementare è PRIMO

Mentre per il secondo ciclo di scuola elementare può essere interessante il robot Thymio II

Per avere informazioni sul progeto formativo e per seguirne gli sviluppi seguire i feed sul sito di riferimento di PReSO.

 

Creatività, scuola, tecnologie e lavoro per progetti

creativitaViste le necessità di rimanere innovativi e quindi creativi, il pensare di dare maggior spazio alla creatività nella scuola diventa un obiettivo da perseguire a medio termine.
Come procedere lo si può attivare seguendo per esempio la tassonomia degli obiettivi educativi di Clark (Clark 2002). Egli afferma come lo sviluppo della creatività passi per una serie di attività (inventare, inferire, ipotizzare, combinare, immaginare, predire) e si concretizzi in prodotti di tipo vario. Il valore aggiunto di questo modello risiede nel separare le attività rispetto ai prodotti e pone l’accento su come, dietro al prodotto innovativo, debba esserci un processo creativo. Secondo Clark processo e prodotto non rappresentano due facce distinte della stessa medaglia, bensì sono l’uno vincolato all’altro. Grazie a un tale processo creativo si possono realizzare prodotti innovativi.
In quest’ottica la sfida dovrebbe essere quella di mettere in secondo piano il prodotto, supportando, invece, in maniera concreta il processo, orientando cioè le attività che gli allievi svolgono, nel senso di utilizzare al meglio il potenziale creativo presente in ognuno di loro. Questo processo lo si mette in pratica regolarmente anche nella scuola ticinese, soprattutto quando si attiva la modalità del lavoro per progetti. In questa modalità, l’insegnante organizza, prepara, propone situazioni adeguate, ma sarà l’allievo che dovrà costruire e interiorizzare i contenuti presentati.
Tra le varie forme d’impostazione didattica proponibili dal docente, quella “per progetti” riesce meglio di altre a conciliare competenze d’insegnamento (del docente) e interesse ad apprendere (dell’allievo), facendo così leva sulla motivazione e la creatività. Inoltre, questo processo di acquisizione è favorito se l’allievo ne comprende il senso e se può sentirsi coinvolto, col gruppo o con la classe. E’ con questo modo di procedere che si hanno quindi più possibilità di giungere a processi/prodotti interessanti che portino gli allievi a dare risalto all’aspetto creativo.
Inserendo la tecnologia a scuola, da anni ci si interroga sul come fare in modo che essa dia valore aggiunto all’apprendimento, integrandosi o sostituendosi alla didattica tradizionale. Oggi emerge pure un’altra variabile da considerare: quella inerente alla creatività intersezionata con la tecnologia.

Come supportare la creatività con l’uso di strumenti o servizi digitali? Con quali metodologie didattiche? Perché attivarci a livello scolastico anche in questo ambito?

L’articolo, pubblicato nel numero 312 della rivista scuola ticinese (tema coltivare la creatività) cerca di dare risposte e descrive  un esempio di lavoro per progetti, tecnologico in cui l’aspetto creativo è presente. Scarica in .pdf

 

Giovani, competenze, tecnologie e mondi futuri (ma non troppo)

top10

10competenze

Thierry Karsenti, titolare della cattedra di ricerca sulle tecnologie in educazione (Canada) ha ottimamente riassunto le 10 competenze da costruire nei i giovani nel campo citato nel titolo. La scuola non può esimersi dall’interrogarsi come fare.

Con le tecnologie essere capaci di:

1. comunicare efficacemente

2. presentare efficacemente l’informazione

3. risolvere problemi

4. avere spirito critico

5. creare una propria immagine pubblica adeguata

6. cercare l’informazione in modo pertinente

7. organizzare le informazioni

8. collaborare efficacemente

9. leggere in modo adeguato

10. lavorare con immagine, suono e video

Clic sull’immagine per il riassunto originale in .pdf

Un progetto tecnologico volante


L’opzione tecnologia inserita nella fascia opzionale di orientamento in IV media è un’opzione settimanale  della durata di due ore, per  gruppi di al massimo 12 allieve/i. In questa opzione le/gli allieve/i lavorano all’interno di più squadre col robot NXT della Lego, risolvendo compiti complessi, indagando, pianificando, programmando, per poi presentare il loro progetto a fine opzione.
Dopo un inizio di sperimentazione promettente, l’Ufficio d’Insegnamento Medio del canton Ticino (UIM) ha deciso di proporre questa offerta formativa alle sedi di SM che condividono questa visione di orientamento alla tecnologia. Per insegnare in questa opzione è necessario seguire un Certificato di Studi Avanzati (CAS) denominato Tecnologia e lavoro per progetti nella SM. Il CAS in questione, tenuto dal Dipartimento formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI è alla sua quarta ripetizione e i docenti preparati o in formazione sono oltre trenta. (altro…)

E-education: un rilancio per l’integrazione delle ICT nella scuola?

strade e autostrade Il 14 maggio è stato presentato il rapporto del gruppo di lavoro e-education, voluto dal consigliere di Stato Manuele Bertoli. Dopo un anno di lavori il dossier è stato consegnato al committente e presentato in successione ai quadri, agli operatori scolastici. Dal 14 maggio presentato ai docenti e a tutte le persone interessate dal tema.

Quali sono i contenuti del rapporto elaborato da e-education?
In estrema sintesi, rimandando a una lettura approfondita del rapporto scaricabile da qui, si può affermare quanto segue. (altro…)

A scuola col tablet

ipadÈ subito apparso evidente che il tablet – soprattutto grazie al capofila iPad della Apple – sarebbe stato prima o poi sperimentato in classe. Infatti, come ultima evoluzione del computer, anch’esso ha prerogative che lo rendono interessante come strumento didattico. Il largo uso da parte dei molti utenti incita al suo impiego anche a scuola: ci siamo!

Nelle sperimentazioni attivate in Europa (in Ticino una nel SMS – con gli studenti della SCC -, una nella SM – uso da parte dei soli docenti – e un’altra nelle biblioteche – implementazione di ebook-reader), si tende a mettere in evidenza lo strumento a scapito della didattica. Ricordiamo che lo strumento didattico ICT – il tablet fa parte di questo insieme – esorta al cambiamento del modo di fare scuola. Non fosse così, non ipotizzeremmo modifiche e innovazioni. Infatti, se la didattica non cambia, non avremo grandi modifiche nel processo di insegnamento/apprendimento in cui il fulcro è pur sempre il docente. Fare didattica in modo “tradizionale” con uno strumento digitale, non modifica perciò il modo di fare scuola e quindi ha poche ricadute innovative sul processo.

Il tablet non sarà quindi la panacea ma tuttavia propone cambiamenti nella didattica e stimola il discorso dell’integrazione delle ICT a scuola.

I versanti di questa integrazione sono due: tecnico e didattico. (altro…)

LIM come i computer: conta di più il software o l’hardware?

Le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) si stanno diffondendo anche nella scuola ticinese nei diversi settori. A macchia di leopardo, si installano nelle classi comunali e cantonali LIM di marche diverse, con software proprietari differenti, forniti dalle ditte che producono l’hardware. Risultato: un docente che cambiasse classe o scuola e si trovasse con una LIM diversa da quella usata con i suoi allievi sarebbe costretto a rivedere l’insieme didattico delle sue produzioni con risultati quasi sempre deludenti.
Queste difficoltà di passaggio da una LIM all’altra  si sono subito notate anche nel corso CAS3i (Informatica Integrata nell’insegnamento, organizzato dal servizio di formazione continua del DFA per docenti di scuola media, vedi) dove – all’interno delle attività formative del modulo 2 dedicate all’uso delle Lavagne Interattive Multimediali – si è costretti a giostrare tra LIM di marche diverse con problemi di scambio di itinerari didattici di cui avemmo volentieri fatto a meno.

Se poi constatiamo l’esistenza di tecnologia che offre alle scuole LIM senza lavagna (un videoproiettore che con un pennarello elettronico permette di usare muri come lavagne, vedi per esempio…), con software pure diversi, ci accorgiamo che si ritorna ai tempi della diatriba Mac-Windows, che per anni ha fatto da sfondo integratore all’integrazione delle ICT nella scuola. Questa non compatibilità dei dati inficia l’insegnamento.

Come superare questo problema? (altro…)

La robotica scolastica nella scuola obbligatoria svizzera è realtà

Bentornato!
Il blog precedente è stato migrato su nuovo server. Questo è il primo post redatto nel blog sostitutivo. I post e i commenti precedentemente scritti sono mantenuti.

Mentre da noi (scuola media, opzione tecnologia, fascia orientamento in IV) si sperimenta con successo come usare il robot per permettere agli allievi e alle allieve di costruire, programmare e soprattutto creare un loro progetto, da anni in altre scuole svizzere la robotica è ordinaria e apprezzata.

In questi momenti di robotica (atelier) si offre all’allievo di scuola obbligatoria  (sono attivi atelier di robotica  partire dalla III elementare) l’opportunità di di esprimersi attivando diverse forme d’intelligenza (motoria, creativa, logica, matematica, manuale,…). Ogni allievo si sente a proprio agio in uno degli ambiti d’attività che nell’atelier si sviluppano, seguendo progetti definiti dai protagonisti.

Il docente è un “coach”, aiuta e suggerisce, cercando di non dare soluzioni ai problemi che via via gli allievi incontrano e supportando come esperto il gruppo. Di regola si tratta di un lavoro di gruppo realizzato secondo una pedagogia per progetti.

I progetti degli allievi sono sempre ambiziosi. Devono essere portati a termine e ci si impegna fortemente per farlo. Non è il docente che suggerisce e propone. Sono gli allievi che creano. Il docente deve limitare e rendere coscienti gli allievi che esiste un tempo entro il quale il progetto andrà terminato.

Il referente teorico di questi atelier è il costruttivismo. In questo ambito si dimostra molto valido a livello pedagogico. Le discipline come ambiti di studio esistono ma unicamente poiché utili al progetto. Le riflessioni di logica, di matematica e di altre discipline servono se necessitano.

Insomma, gli atelier di robotica permettono la realizzazione di un’avventura pedagogica ed educativa. Questo  affermano docenti che da anni lavorano in questi atelier.

Un spunto per saperne di più sul tema ci è dato dalla pubblicazione Résonance no 7 di aprile 2012 (mensile della scuola vallesana) in cui è pubblicato un dossier sul tema: La robotique en classe.

 

"La scuola 2.0 è ancora lontana"

Durante l’estate è apparso nel blog di Saul Gabaglio (Ticinonline,) un’intervista su temi attinenti a questo blog. La riporto di seguito. I grassetti sono stati inseriti dall’autore di questo blog.

sguardo

Il dibattito attorno all’introduzione delle nuove tecnologie nelle aule scolastiche è probabilmente stato accelerato dal successo ottenuto dai nuovi dispositivi, in particolar modo dall’iPad. Capita sempre più di frequente di vedere nei licei cantonali docenti che fanno largo uso di computer (e in alcuni casi anche di iPad) per le proprie lezioni e di studenti che utilizzano gli stessi strumenti per prendere appunti. Nuove tecnologie che potrebbero rappresentare la maggiore rivoluzione nel lavoro dello studente degli ultimi decenni dall’avvento dei quaderni.

La domanda che ci si deve porre allora è la seguente: la scuola è pronta ad accogliere le nuove tecnologie? “Da più parti s’intuisce che le tecnologie d’informazione e comunicazione (ICT) – complice anche il web2.0 – potrebbero modificare l’organizzazione scolastica. Tuttavia, siamo ancora lontani da una riflessione che indichi come queste potrebbero diventare un’occasione per cambiare e migliorare l’istruzione e la scuola” spiega Marco Beltrametti, responsabile del corso di Integrazione ICT al DFA di Locarno. Come rileva in seguito l’esperto, la tendenza a un’integrazione delle ICT esiste ma, confinata in pochi ambiti, risulta essere ancora innovativamente poco incisiva e, di conseguenza, “non modifica granché l‘attuale organizzazione scolastica e la tradizione didattica”.

Cosa vuol dire effettivamente l’integrazione delle tecnologie di informazione e comunicazione nella Scuola ticinese? Quali sono i vantaggi che quest’integrazione può apportare alla scuola e all’apprendimento degli studenti?
“Potenzialmente l’integrazione delle ICT consentirebbe agli studenti di apprendere con il proprio ritmo, utilizzando strumenti e servizi personalizzati, con il docente che assume un ruolo più di accompagnatore che di istruttore. Nella scuola ticinese – ma anche in quella di altri cantoni – si procede a tentativi d’integrazione, slegati, a macchia di leopardo, senza una bussola pedagogica settoriale che possa indicare la direzione da seguire”. (altro…)

Ricominciano le scuole, con o senza ICT

iStock_000002764758XSmall

L’anno scolastico è da poco iniziato. Le allieve e gli allievi ritornano sui banchi, la maggior parte di loro lasciando il computer a casa. Infatti, nella scuola obbligatoria, portare il proprio computer non è usuale; nemmeno ritrovarne uno sui banchi.
Tuttavia, la scuola obbligatoria ticinese quest’anno presenta alcune novità: per quanto attiene all’integrazione delle ICT, qualcosa si muove.

Presentiamo questo minimo che avanza dal punto di vista del possibile riverbero che questo potrebbe avere su sedi e docenti. Diciamo innanzitutto che se di riverbero si tratta, quanto viene offerto (sperimentazione e formazione)  deve essere oggetto di inquadramento (teoria e ricerca) e accompagnamento (dotazione e formazione). Infatti, le esperienze che a macchia di leopardo vedono integrate le ICT, non fanno testo in un’ottica di generalizzazione se non accompagnate e sostenute.

In particolare vediamo che almeno 3 offensive continuano o iniziano.

  • La prima esperienza, nella scuola elementare, vede protagoniste una decina di classi in cui la matematica viene trattata con un software specifico denominato CAbriElem. I docenti operano in un “…cantiere sempre aperto dove si cerca, attraverso una continua riflessione disciplinare e pedagogica, di individuare quegli ambiti in cui l’informatica può contribuire all’apprendimento“. Per informazioni di dettaglio sull’esperienza e sul corso di formazione/accompagnamento, vedasi il sito di presentazione o l’articolo “Insegnare nella scuola elementare con l’ausilio dell’informatica: una sfida possibile” di Elena Mock pubblicato sulla rivista Scuola Ticinese no. 305.
    In sintesi, si tratta di integrare le ICT come artefatto cognitivo. (altro…)
Torna all'inizio