Il testo argomentativo spaventa un po’, soprattutto se un docente si pone il problema di insegnarlo ai suoi allievi in età di scuola elementare. Proponiamo alcune riflessioni che partono dalla lettura di un libro che cerca di affrontare la questione in modo graduale e interessante.

Come la penso. Progettare testi argomentativi
di Maria Piscitelli (Carocci, 2006
, ISBN 9878874662586)

A dispetto del sottotitolo (Progettare testi argomentativi), il libro – rivolto ai docenti di scuola elementare – si propone lo scopo di porre le basi affinché gli allievi in futuro (cioè negli ordini scolastici successivi) riescano a produrre testi argomentativi efficaci e ben strutturati. Si tratta, dunque, di un avvio al testo argomentativo, più che di una sua vera e propria progettazione. La tesi, dichiarata esplicitamente più volte nel cap. 2, è che nella scuola elementare il testo argomentativo vada introdotto per così dire in modo indiretto, attraverso la lettura e la scrittura di altri testi che contengano mosse discorsive di tipo argomentativo – realmente presenti in storie, descrizioni, dialoghi, ecc. – invece di puntare sull’insegnamento esplicito di schemi e strutture.

Per chiarire meglio questo assunto di fondo, vale la pena di citare direttamente le parole dell’autrice (p. 16):

Riguardo all’ambito didattico, qualsiasi orientamento previsto per la scuola primaria dovrebbe […] evitare di ridurre l’avvio all’argomentazione ad aridi e improduttivi confronti binari del tipo pro/contro, vantaggi/svantaggi o ad artificiosi allenamenti alla composizione, secondo lo schema canonico della tesi/antitesi/sintesi (vedi manuali scolastici in cui si ritrova spesso una carrellata di testi, fra cui quelli argomentativi, con esercitazioni sui pro e contro).

In altre parole, si dovrebbe mirare all’individuazione (p. 18)

nelle articolazioni di altre forme di discorso (narrazione/descrizione/spiegazione) quegli elementi propri dell’argomentare (affermazione del proprio punto di vista, opposizione, contrapposizione, giustificazione, esemplificazione), rinviando ad altri momenti l’analisi della strutturazione compiuta dell’argomentare (passaggio da una tesi confutata a una tesi proposta in un testo scritto) e lo studio dell’argomentazione, da affrontare progressivamente in testi via via più “raffinati” nella scuola media inferiore/superiore.

Tutto ciò tenendo conto che il testo argomentativo è la tipologia più complessa e difficile da apprendere (p. 17):

L’argomentazione è la forma testuale più complessa, che presuppone molti prerequisiti, ma questo non significa che non debba essere trattata; resterà sullo sfondo degli altri insegnamenti, quale elemento trasversale e vista in alcuni dei suoi tratti principali, per essere poi posta in primo piano e cioè ricomposta nei suoi tratti costitutivi e approfondita nella sua compiutezza formale (scuola media e superiore). L’obiettivo della scuola primaria resta quindi quello di creare condizioni e occasioni frequenti di contatto e conoscenza di quegli elementi (nozione del punto di vista, opposizione, contro-opposizione, giustificazione, esemplificazione, ecc.) e strumenti logico-linguistici essenziali all’argomentare.

Per attuare questi obiettivi, si conferisce giustamente la precedenza all’oralità (ascolto e parlato), pur senza ignorare frequenti e ripetuti passaggi verso e dalla scrittura: allenare l’oralità diventa il punto di ingresso imprescindibile per pensare di portare i bambini, in un secondo momento, a costruire anche in forma scritta un testo argomentativo. E si punta contemporaneamente a un approccio didattico di tipo induttivo, in cui siano gli allievi a costruire le proprie scoperte, con la guida costante e accorta dell’insegnante.

Molti gli spunti validi che si possono scovare nella descrizione dei percorsi didattici realmente sperimentati in scuole primarie italiane toscane. Ne scelgo alcuni a titolo meramente esemplificativo, avvertendo che il semplice elenco non rende giustizia alla ricchezza degli spunti: l’utilizzo di immagini o quadri o ritratti d’autore per avviare discussioni (es.: perché ha quell’espressione? che cosa è successo?) che sfociano poi nella composizione di brevi testi narrativi, nei quali la creatività dei bambini è giustamente vincolata dallo spunto di partenza e indirizzata dalla precedente fase orale; la riflessione sulle barzellette (es.: perché ridiamo? che cosa fa della barzelletta un testo così particolare? come si costruisce?), che porta anche a sfruttare in classe testi brevi e intelligenti come le note Tragedie in due atti di Achille Campanile (naturale pensare a una trasposizione teatrale delle stesse da parte dei bambini, allenando il parlato “pianificato” e recitato); la simulazione di un dibattito giudiziario in tutte le sue fasi, sfruttando l’utilissimo e stimolante gioco di ruolo.

Tutte queste proposte hanno in comune un punto forte dell’approccio induttivo: il ricorso a materiali di partenza che aiutano i bambini ad avere qualcosa su cui esprimersi. In altre parole, non devono sprecare preziose energie cognitive a trovare le idee partendo dal nulla, ma le devono recuperare a partire da qualcosa di già noto e concreto (un testo, un’immagine, un filmato, una registrazione audio).

Insomma, il libro è utilissimo per tutti i docenti che vogliano far parlare i bambini in classe non tanto “per parlare”, ma per costruire con loro conoscenze e abitudini discorsive, che pongono le basi per la successiva strutturazione di competenze curricolari solide.

Un appunto va fatto alla tesi di partenza, citata all’inizio di questa breve recensione: forse già nella scuola primaria si può forzare un po’ più la mano sulla struttura formale dell’argomentazione, arrivando a esplicitarne alcuni aspetti già in quinta e senza rinviare in toto il discorso agli ordini scolastici successivi. Si tratta – forse – di costruire percorsi didattici analoghi a quelli che abitualmente si svolgono sul testo narrativo, ovviamente tenendo conto delle peculiarità della tipologia testuale in questione. Ma è ovviamente tutto ancora da dimostrare, e in ogni caso le strategie suggerite dall’autrice restano valide e condivisibili.