Simone Fornara

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Articoli di Simone Fornara

La grammatica valenziale

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Durante gli incontri del corso che si sono svolti nei mesi di febbraio e marzo 2010 abbiamo parlato dei principi della grammatica valenziale, chiarendo perché uno studio incentrato sul verbo e sulle sue valenze può essere assai utile per avviare i bambini del secondo ciclo di scuola elementare a una riflessione di tipo logico sulla frase. Il tema è oggi di grande attualità, come hanno dimostrato alcune relazioni presentate al XVI Convegno nazionale del GISCEL svoltosi a Padova dal 4 al 6 marzo 2010.

Riportiamo qui alcuni link utili per approfondimenti sul tema:

Lezione sulla comprensione del testo

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Apriamo qui uno spazio dove poter inserire le proposte di attività sui due testi che abbiamo letto insieme e sui quali abbiamo lavorato durante l’incontro del 13 gennaio, cioè “Quando i pensieri gelavano nell’aria” di Alberto Moravia e “La volpe e la cicala” di Esopo.

Ovviamente, è aperta anche la discussione sulle vostre proposte.

Grazie a tutti e buon lavoro sui testi!

Sulla poesia…

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In vista dell’incontro del 21 ottobre (e anche per eventuali riflessioni successive), vi chiediamo di provare a rispondere alle domande sotto elencate. Le risposte vanno inviate qui, nel blog, sotto forma di commenti a questo articolo. Potete scegliere se

a) rispondere a tutte le domande ( al massimo due frasi per ogni risposta);
b) rispondere in maniera più articolata a una sola domanda.

Ecco le domande:

  1. Cosa è la poesia?
  2. Dove sta la poesia?
  3. Perché è importante proporre poesia alla Scuola Elementare?
  4. Quale valore aggiunto porta?
  5. Come proporre poesia alla Scuola Elementare?
  6. Come prepararsi per offrire poesia agli allievi?
  7. L’ora di poesia o la buona occasione della poesia?
  8. Quando scelgo una poesia per i miei allievi, scelgo un prodotto linguistico da indagare o c’è anche dell’altro ?

Vi ricordiamo poi l’altro “compito”, del tutto facoltativo, che vi abbiamo proposto sempre in vista del prossimo incontro e che non va pubblicato sul blog. Vi abbiamo chiesto di

  1. scrivere una poesia e, dopo aver scritto la poesia, di provare a riflettere sul seguente aspetto: quale sforzo ho dovuto affrontare, cosa ho dovuto “mobilitare” nel comporre il mio testo (a livello cognitivo, linguistico, evocativo, emotivo,…);
  2. scrivere tre frasi, di significato diverso, contenenti l’avverbio già.

Buon lavoro e a presto!

La grammatica è…

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…una canzone dolce, come recita il titolo di un noto libro di Erik Orsenna. Ed è proprio da questo libro che vorrei partire per una breve riflessione sulla scelta dei testi sui quali lavorare in classe, un tema che affronteremo nel nostro ultimo incontro dell’anno, a giugno, ma che vale la pena di introdurre già sin d’ora.

Il libro di Orsenna è un bell’esempio di come si può abbinare una storia divertente e coinvolgente alla proposta (più o meno implicita) di efficaci strategie didattiche, infarcendo il tutto di una sottile ma decisa critica verso l’insegnamento tradizionale della grammatica.

Illuminanti, in questo senso, sono le pagine nelle quali l’autore descrive gli “aggiornamenti pedagogici” ai quali sono sottoposti i docenti che nel loro mestiere hanno dimostrato di non sottostare alle indicazioni provenienti dall’alto: vere e proprie sedute forzate, durante le quali “gendarmi dell’aggiornamento” (pseudo-formatori ben diversi da noi) impartiscono lezioni meramente frontali e somministrano definizioni a iosa, cercando di riportare i malcapitati sulla retta via (potremmo chiosare: ecco come non si deve impostare un corso di aggiornamento).

Per contro, come scrivevo poco sopra, il fantastico mondo delle parole nel quale sono finiti i due protagonisti dopo il naufragio che li aveva lasciati letteralmente senza parole (senza linguaggio). In particolare, Il percorso che Giovanna intraprende sull’isola è denso di spunti didattici sui quali vale la pena di riflettere: attraverso la conoscenza diretta (per esperienza, non per memorizzazione di definizioni o regole) delle categorie grammaticali  piano piano la ragazzina riacquista l’uso del linguaggio e, con esso, l’amore per le parole.

A titolo di esempio, cito il capitolo sull’analisi logica che, senza far ricorso alla cascata di complementi prevista dalla grammatica tradizionale, suggerisce un modo per avvicinare i bambini alla riflessione logica a partire dalla frase semplice, complicando via via le cose. In breve, l’episodio è il seguente: Giovanna pesca due parole dalla voliera  dei nomi (tuberosa e diplodoco), poi pesca un verbo (sgranocchiare) dal formicaio dei verbi; poi pesca due articoli dal distributore degli articoli (la e il); dispone i tre elementi in sequenza (La tuberosa sgranocchiare il diplodoco); dopodiché (e dopo un suggerimento sull’ordine delle parole nella frase appena abbozzata) inserisce il foglio con i tre elementi negli orologi dei tempi verbali, che sistemano definitivamente la frase, dandole un senso compiuto: il diplodoco sgranocchia la tuberosa.

Con un po’ di fantasia (sorretta da una buona conoscenza dell’analisi logica), è facile ipotizzare un’attività didattica simile, da proporre a bambini del II ciclo SE, prestando però attenzione a un particolare non irrilevante: se consideriamo l’analisi logica secondo la pista valenziale, il primo elemento a dover essere pescato dovrebbe essere il verbo, non i sostantivi, perché è proprio il verbo che ci dice di quanti elementi (di quanti nomi) ha bisogno per creare una frase minima. Se pesco il verbo “preparare”, ad esempio, so che dovrò avere due nomi per comporre una frase completa (“la nonna” e “la torta”); è il verbo inoltre che mi fa capire senza possibilità di errore qual è il soggetto della frase.

Mi scuso per essere stato estremamente sintetico (il discorso sull’analisi logica secondo la pista valenziale merita di essere ripreso nel nostro corso, quaest’anno o – per chi lo vorrà – l’anno prossimo), ma mi premeva proporvi questo spunto di riflessione, che ora traduco con un “compito”: se conoscete il libro di Orsenna (e, se non lo conoscete, leggetelo: è breve e si legge con lo stesso piacere con il quale si beve un bicchier d’acqua fresca in una calda giornata di sole), provate a individuare almeno uno spunto didattico che si potrebbe proporre (modificandolo e adattandolo al contesto) nelle vostre classi. Presentatelo poi succintamente come commento a questo articolo.

Buona lettura e buone riflessioni!

Uno spazio per le segnalazioni

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Pubblichiamo questo articolo come spazio per le vostre e nostre segnalazioni di incontri, convegni, iniziative e tutto ciò che accade attorno al mondo della scuola e dell’italiano in particolare, nel Canton Ticino e dintorni.

Vi ringraziamo sin d’ora per la collaborazione.

Didattica con le ICT

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A partire da oggi si sono aperte le iscrizioni ai workshop della giornata sulle ICT che si svolgerà presso l’ASP il giorno 1° aprile 2009.

Al link www.aspti.ch/wshop.htm potete trovare tutte le informazioni sullo scopo della giornata e sui singoli workshop in programma nel pomeriggio. Troverete anche un modulo da compilare per iscrivervi ai workshop di vostro interesse.

Per quanto riguarda la didattica dell’italiano nella SE, ci permettiamo di segnalare il workshop sul progetto fiaba, che verrà condotto da Simone Fornara e da Angelo Morinini. Questa la descrizione:

B-01 | La fiaba al computer | Fornara, Morinini
Grazie alle sue caratteristiche, da sempre la fiaba si è prestata assai bene all’apprendimento della struttura del testo narrativo. Come ha dimostrato Vladimir Propp, essa è costituita da sequenze narrative e da funzioni che si possono facilmente riprodurre su carte-gioco (lo ha fatto, ad esempio, Gianni Rodari).
E proprio le carte gioco sono il fulcro attorno al quale ruota il database online del progetto “Giochiamo con la fiaba” (www.aspti.ch/fiaba), che permette sia di apprendere i meccanismi del testo narrativo sia di produrre nuovi testi da pubblicare divertendosi.

Avete provato a…

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Fino a ora il nostro blog ha tratto linfa vitale e ragion d’essere dagli interventi di chi di voi ha voluto sperimentarlo come nuova piattaforma di scambio (di idee, di pensieri, di parole…). Insomma, abbiamo iniziato insieme a conoscere le possibilità che le nuove tecnologie dell’informazione offrono nel Terzo Millennio.

Ora è venuto il momento di fare un salto in avanti e provare a legare di più questo luogo di scambio a ciò che succede in classe. Grazie anche al suggerimento di Andrea (che ringraziamo di cuore), vi proponiamo di sfruttare i commenti a questo nuovo articolo per dare a tutti una testimonianza di un’esperienza di classe.

In altre parole, vi chiediamo di illustrare in sintesi i risultati di una attività da voi fatta nelle vostre classi a partire dagli stimoli che avete ricevuto durante i nostri incontri. Sarebbe ad esempio molto bello sapere se avete avuto modo di provare in classe una delle attività progettate durante l’incontro 5, e con quali risultati. Sarebbe altrettanto bello che la testimonianza diventasse occasione di dibattito tra noi tutti.

Dunque, sotto con i commenti!

La parola fatta…

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Pubblichiamo in forma di articolo la trascrizione dei cartelloni realizzati durante il quarto incontro del corso, svoltosi in data 14.01.2009. Non si tratta di un semplice promemoria, ma di un documento che potrebbe rivelarsi utile per ricavare spunti (didattici e non) per approfondire una delle essenze più “profumate” della lingua italiana. Ovviamente siete invitati a commentare questa carrellata di idee con le vostre aggiunte o considerazioni. E altrettanto ovviamente vi ringraziamo per il lavoro fin qui svolto, senza il quale questo articolo non sarebbe mai stato scritto.

A beneficio di chi non era presente all’incontro, ricordiamo la consegna: provate a costruire un cartellone cercando di spiegare come è fatta una parola a partire dalle preposizioni. Un piccolo esempio: la parola fatta di… lettere.

Gruppo1

La parola fatta…

di segni, senso, lettere
a pezzi, incastro
da suoni, immagini, pensieri
in concordanza, rima, fretta, allegria, silenzio
con fantasia, emozioni, sentimento, logica
su misura, richiesta
per esprimere, comunicare, trasmettere, amare, spiegare, vivere, litigare
tra noi, amici, persone, bambini
fra testi, idee, immagini, il serio e il faceto

Gruppo 2

La parola fatta…

di spicchi
a strati
da noi
in salmì
con testa
su misura
per tutti
tra esseri
fra pensieri

Gruppo 3

La parola fatta…

di suoni, lettere, immagini, idee, regole, segni, sillabe, mistero
a pezzi, cassetti, mongolfiera, ventaglio
da bere, mangiare, ridere, usare, giocare, tacere
in catena, cerchio, giro, vendita, regalo, genere
con senso, testa, fatica, coraggio
su stelle, cartelli, treni, vettore, libri
per canzoni, gioco, finta, raccontare, spiegare, amare
tra uomini, litigi, pause, paesi, silenzi
fra noi, stagioni, un anno, silenzi, bambini

Gruppo 4

La parola fatta…

di suoni
a pezzi
da immagini
in casa
con passione
su misura
per me
tra me e te
fra – se” (sé)

Il sasso nello stagno. Introduzione all’essenza della parola.

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Per introdurre il discorso sulla seconda essenza dell’italiano, cioè la parola, abbiamo pensato di proporvi una bella citazione tratta da un famoso libro di Gianni Rodari, la Grammatica della fantasia (prima edizione 1973). Provate a commentarla, spiegando che cosa vi fa venire in mente, e perché dovrebbe essere importante, in classe, prestare molta attenzione alla parola e dirigere l’attenzione dei bambini su di essa (per farli riflettere, per farli divertire, per…). La parola è senso, ma è anche morfologia.

Dunque, a voi la “parola”…

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.»

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia (1973)

Per iniziare…

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Benvenuti nel nostro nuovo blog sull’insegnamento dell’italiano all’inizio del Terzo millennio! Per iniziare e per familiarizzare con questo nuovo strumento che ci permetterà di continuare a discutere anche al di fuori dei nostri incontri, vi proponiamo di mandare un semplice commento con una citazione tratta da un libro o da un articolo che parli dell’italiano, della grammatica o dell’insegnamento. Io (Simone) scelgo questa:

“Io credo che la grammatica sia una via d’accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase. Siamo capaci di riconoscere una bella espressione o uno stile elegante. Ma quando si fa grammatica, si accede a un’altra dimensione della bellezza della lingua. Fare grammatica serve a sezionarla, guardare come è fatta, vederla nuda, in un certo senso. Ed è una cosa meravigliosa, perché pensiamo: “Ma guarda un po’ che roba, guarda un po’ com’è fatta bene!”, “Quanto è solida, ingegnosa, acuta!”. Solo il fatto di sapere che esistono diversi tipi di parole e che bisogna conoscerli per definirne l’utilizzo e i possibili abbinamenti è una cosa esaltante. Penso che non ci sia niente di più bello, per esempio, del concetto base della lingua, e cioè che esistono i sostantivi e i verbi. Con questo avete in mano il cuore di qualunque enunciato. Stupendo, vero? I sostantivi, i verbi… Forse bisogna collocarsi in uno stato di coscienza speciale per accedere a tutta la bellezza della lingua svelata dalla grammatica. A me sembra di farlo senza alcuno sforzo. Credo di aver capito com’è fatta la lingua a due anni, in un colpo solo, sentendo parlare gli adulti. Per me le lezioni di grammatica sono sempre state sintesi a posteriori e, al limite, precisazioni terminologiche. Mi chiedo se sia possibile, attraverso la grammatica, insegnare a parlare e a scrivere bene a bambini che non hanno avuto l’illuminazione che ho avuto io. Mistero.”

Muriel Barbery, L’eleganza del riccio (2006)

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