Come scrivono i ragazzi quando chattano? Quali parole scelgono? Costruiscono frasi vere e proprie? Se sì, in che modo? Come usano la punteggiatura? E più in generale: la lingua della chat è semplicemente la trascrizione del loro modo di parlare, o c’è dell’altro? Queste sono le domande a cui cercheremo di rispondere nel quadro della ricerca TIscrivo.

Il primo obiettivo sta nel riuscire a capire quali siano le caratteristiche linguistiche e testuali della comunicazione via chat, che oramai tanto spazio ha nella vita quotidiana dei nostri ragazzi. La riflessione si baserà su ampi corpora e procederà in modo sistematico e dettagliato: troppo spesso ci si limita infatti a sottolineare i tratti più appariscenti, come ad esempio le note faccine, e a dare giudizi affrettati.

Il secondo obiettivo consiste nel valutare, sulla base del corpus rappresentativo raccolto nelle scuole ticinesi, se e come le caratteristiche linguistiche individuate si ritrovino negli elaborati che i ragazzi sono chiamati a produrre in classe. Una tale valutazione è preziosa per riuscire a capire quali siano pregi e difetti della loro scrittura, e per impostare una didattica adeguata, che cominci nelle scuole elementari e prosegua poi nella scuola media.

La riflessione sulla lingua della chat si inquadra in una ricerca più generale sulla scrittura italiana contemporanea in corso all’Università di Basilea, che mira a capire come questa – in modo più o meno accentuato a seconda delle varietà considerate – stia mutando, in particolare appropriandosi di strutture linguistiche che fino a pochi decenni fa erano considerate possibili solo nella comunicazione orale.

Cliccare qui per leggere un approfondimento sugli scopi della ricerca condotta all’Università di Basilea. Alcuni articoli divulgativi pubblicati negli ultimi mesi sul «Giornale del Popolo» sono inoltre disponibili nella pagina Downloads di questo blog.

Angela Ferrari
Letizia Lala
Università di Basilea